ranking google seoSalire fra i risultati di Google, fare un buon SEO, cercare di migliorare nella SERP in modo naturale e senza avviare campagne a pagamento; impostare i giusti testi e le parole nell’ordine corretto, inserire le immagini adeguate e “taggate” e via dicendo. Detta così, la faccenda di finire sulle prime pagine di Google potrebbe persino sembrare facile.

Intendiamoci, chi lavora bene sul SEO di un sito dal primissimo minuto ha ottime possibilità di ottenere buoni risultati. Magari è più difficile quando ci si inserisce in un secondo momento su un sito già fatto, ristrutturandolo parzialmente, anche se niente è impossibile.

Tuttavia, quello che non è chiaro a tutti coloro che si affacciano al mondo del web marketing è che dietro a Google, una macchina quasi perfetta per ottenere i risultati desiderati, ci sono determinati meccanismi non dichiarati che determinano o meno il successo di un sito sul noto motore di ricerca. I fattori che possono influire negativamente sui risultati possono essere molteplici: la concorrenza nel settore, tecniche scorrette di chi fa SEO per i competitor, algoritmi di ricerca che possono variare improvvisamente, anomalie (sul proprio sito) rivelate da Google che determinano un “congelamento dei risultati” e via dicendo.

Un fattore importantissimo, trascurato spesso e in maniera precipitosa, è il fattore temporale. Non importa se il sito è stato appena rilasciato o se è stato completamente ristrutturato: Google impiega del tempo, almeno nella fase di start-up del sito, a renderlo attendibile per la propria ricerca. Il proliferare del “Black Hat SEO” (tecniche SEO che cercano di scavalcare i naturali risultati del motore di ricerca) ha dovuto aumentare le difese di Google che, soprattutto in un primo momento, “diffida” del nuovo sito e lo mette ai raggi x per un tempo più o meno ragionevole. Quando Google scandaglia un dominio controlla se effettivamente c’è del contenuto, se è copiato da altre parti del web (sito clone), se ci sono trucchi di svariata natura per risaltare le parole chiave e così via. Quando il sito passa il primo “check” e, soprattutto, continua ad essere aggiornato dopo la release, Google lo valuta per quello che effettivamente vale.

Ma fino a che il sito web non è svincolato dal sospetto di “Black Hat SEO”, bisogna avere pazienza e non aspettarsi mai risultati istantanei. Questi ultimi, talvolta, ci possono essere, ma difficilmente sono naturali: la risposta di Google è che bloccherà, di solito presto, le pagine sospette estromettendole dai risultati.

Una volta avuto il via libera di Google e verificata la bontà del nostro contenuto, il resto sta a noi: alle nostre tecniche di Quality SEO, alla bravura del nostro Content Manager e ad una buona comunicazione per diffondere i nostri contenuti. Ma questa è un’altra storia.

Pin It on Pinterest