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Può sembrare incredibile, ma dall’analisi SEO di google.com e facebook.com risulta che i due siti web più popolari al mondo…non siano perfettamente ottimizzati!

 

Qualcuno dice che il “SEO è morto”: forse non ha pienamente ragione ma, rispetto a qualche anno fa, molte regole di indicizzazione sono cambiate. Google premia meno codici e codicilli vari, inseriti spesso in maniera un po’ subdola nel sito, e guarda più all’alla referenzialità dell’azienda, all’anzianità, alla popolarità, ai contenuti e, in generale ad un discorso di qualità sia dal punto di vista tecnico che della User Xperience.

Inoltre, con la prima pagina dei risultati di Google sempre più personalizzata in base a posizione geografica, preferenze e algoritmi vari, diventa arduo avere un’indicizzazione “dura e pura” come ai vecchi tempi.

Chi continua ad approfittare di questa situazione sono i vari siti che offrono, spesso a pagamento, SEO Audit, ovvero un’analisi tecnica che indica le criticità da migliorare per risolvere i problemi di posizionamento del proprio sito web.

Per carità, questi tool di analisi SEO sono utili soprattutto quando gli errori nell’impostazione e nello sviluppo del sito sono grossolani.

Tuttavia, come tutte le cose, bisogna mettere alcuni paletti:

  • Uno strumento di SEO Audit non è la bibbia dell’indicizzazione Google, quindi la sua attendibilità non è al 100%;
  • Uno strumento di SEO Audit non possiede la chiave magica per dire con esattezza cosa Google vuole o non vuole; per esempio, se il tool vi dice che non avete inserito un buon numero di H2 (marcatori di sottotitolo), non è detto che questa presunta “pecca” sia determinante;
  • Uno strumento di SEO Audit il più delle volte cerca di vendere servizi proprio per “aggiustare” il sito. In virtù di quanto detto sopra, la spesa può essere, almeno in parte, uno spreco;
  • Probabilmente nessun sito, neanche quello al primo posto dei motori di ricerca, raggiunge il 100% di punteggio, ma diciamo neanche il 90%.

A supporto di tutto ciò, abbiamo provato a vedere l’indicizzazione di…google.com sul sito Seositecheckup, indicatoci gentilmente da una cliente che ci chiedeva perché il suo sito avesse così tante mancanze in termini SEO.

Il risultato è sorprendente: google.com ottiene un punteggio di 75/100, persino inferiore al punteggio di Clublab.ch (potete scaricare qui il report completo).

Qualcuno dirà: OK, ma che interesse può avere Google a indicizzare sé stesso? Beh, è come se un politico facesse delle leggi per non rispettarle (certo, qua si potrebbe aprire un dibattito ampissimo, ma non è questa la sede, qua si parla di SEO e web marketing).

Comunque va bene, facciamo un secondo tentativo con il re dei siti web, ovvero Facebook.com, dove vi lavorano fior fiore di programmatori, e i cui risultati delle pagine aziendali arrivano spesso, su Google, prima del sito web ufficiale dell’azienda stessa. Bene, facebook.com ottiene un punteggio di 70/100 (qui il report completo).

Insomma, se avete un sito non responsive, senza un copy adeguato, poco o nulla aggiornato, e senza una minima parola chiave impostata, è ovvio che qualcosa non vada. Ma il sito perfetto non esiste. Come tutte le cose, per i risultati ci vogliono tempo e tanto, tanto lavoro.

Fretta non fa rima con Google, mai.

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